Ciò che non si risolve...si dissolve. - Mindful Movement
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Ciò che non si risolve…si dissolve.

Ciò che non si risolve…si dissolve.

Con questo caldo è più difficile essere lucidi e attivi ma vorrei mantenere un contatto autentico condividendo questo momento particolare della mia vita e forse comune a molti di noi . C’è un ‘mood’ che mi accompagna che è il desiderio di prendermi più tempo per me, per rallentare, per stare con il nucleo familiare, nel proprio orticello,…per ritemprarmi, rigenerarmi da una stanchezza ‘quasi’ cronica a seguito dei tanti eventi che a livello personale e collettivo stiamo vivendo da quando è comparsa la pandemia. Sappiamo che l’emergenza è passata,e una parte di noi non ha voglia di sentirne parlare, ma la fatica di ‘stare con’ l’imprevisto, il disagio, la sofferenza, ….per due anni e mezzo ci ha condizionato molto e oggi ne sento ancora gli effetti.


Di seguito elenco alcune risorse per me indispensabili ad affrontare tutto questo!


riposare. Non riposiamo mai abbastanza e quindi non smaltiamo lo stress che accumuliamo. Riposare non tanto come dormire ( ne abbiamo parlato e un buon sonno è sempre ristoratore) ma concedersi momenti in cui fare nulla, semplicemente stare con se stessi, in modo rilassato, seduti o distesi o come preferiamo.

coltivare uno sguardo ( amorevole) sui dettagli, intesi come le piccole cose del quotidiano che nutrono il nostro spirito  e umore, come accarezzare i nostri amici pelosi, curare le piante che abbiamo in casa, alzare gli occhi a guardare il cielo, notare gli alberi,…tanto più nelle città, aprire gli occhi al bello, sia al bello che l’uomo ha creato, con la sua curiosità e creatività sia il bello ìnsito nella natura. La natura ci fa da specchio perchè la natura siamo noi! Facciamoci stupire!

– stare nell’ incertezza. Accogliere ( amorevolmente) le nostre dualità, conflitti, resistenze e contraddizioni e osservarle attraverso una consapevolezza compassionevole. Questo vuol dire coltivare compassione verso noi stessi e verso il mondo che ci circonda, seppur ‘ pazzo’ ( così talvolta mi sembra) è la realtà in cui dimoriamo ma non è per forza a noi nemica. Stare nell’incertezza prevede la capacità di essere resiliente ed effettuare continuamente un “ricalcola” quando le cose non vanno come noi vogliamo.  Senza evitare, sopprimere o reagire ma dandoci il tempo di elaborare nuove strategie e risposte. Talvolta ciò che non si risolve, si dissolve.

– riparare ‘il tessuto connettivo’. Cosa vuol dire? Possiamo considerare il tessuto connettivo ( TC) sia a livello individuale, sia a livello collettivo di esseri biodiversi pensando non solo a trarre qualcosa da questa risorsa ma a cosa possiamo fare per sostenere e nutrire il nostro e quello di tutti.

Come possiamo essere più partecipi e responsabili per prenderci cura di ciò che ci sostiene e ci connette con tutto e tutti?
A livello globale il nostro connettivo è la biosfera, composta da tutti gli ecosistemi intrecciati in un grande tessuto connettivo collettivo. Come posso essere di sostegno e non solo dipendente e richiedente?
A livello di corpo individuale cosa posso fare per dare sostegno al mio tessuto connettivo?

Il tessuto connettivo è l’architetto dei miei spazi interni (riveste gli organi), è il gran mobilitatore (compone le nostre giunture), è il protettore-facilitatore dei processi più vitali (i vasi sanguigni e il rivestimento del nostro sistema nervoso – cervello e il midollo – è costruito di tessuto connettivo),è il gran sostenitore (le ossa sono composte di TC).

Stupefacente,vero?

Chi convive con la sindrome di Ehlers Danlos – EDS – come me, che è una condizione genetica di disfunzionalità della produzione del collagene – componente fondamentale del TC, ha un’esperienza ‘embodied’ di cosa vuol dire avere problemi nel connettivo. Siamo composti e intrecciati dal TC e questa caratteristica fondamentale di connettività vuol dire che tutto il corpo, tutti gli organi e tutti i sistemi, ne risentono quando qualcosa del TC non funziona. È una condizione difficile da diagnosticare perché può manifestarsi in tanti/tutti i sistemi, dall’apparato urinario al tratto gastrointestinale al sistema cardio-circolatorio e perfino al sistema ottico, e spesso la persona non viene creduta quando cerca di indagare i suoi sintomi.

I pazienti con EDS sono spesso vittime di ‘gaslighting’ medico, cioè non vengono creduti o i loro sintomi vengono sminuiti o ignorati perché la loro pervasività confonde il medico stesso ( tantopiù se non ha esperienza in merito).

Anche a livello globale il nostro ‘tessuto connettivo collettivo’ sembra disregolato in questo momento storico, sembra esserci una disfunzionalità importante.

E purtroppo c’è chi lo nega. Il nostro tessuto sociale è lacerato a livello nazionale e globale, soprattutto dopo questi anni di pandemia, e ben vediamo i segnali della natura che parla delle sue gravi ferite. Per troppo tempo abbiamo vissuto in modo unilaterale, prendendo e sfruttando il nostro connettivo collettivo, ma oggi subiamo gli effetti di questo comportamento. Il connettivo ha una resilienza incredibile, sia al livello individuale/fisico, sia al livello globale/biosferico, ma ogni sistema per quanto resiliente ha il suo punto di rottura.

E’ tempo di riconoscere e riparare questo tessuto connettivo collettivo che, abbiamo compreso (o forse non abbastanza) ha bisogno di essere coeso, nel rispetto dell’unicità di ciascuno.
Condivido qualche idea e piccolo gesto/azione per ridare nutrimento al collettivo.
Vorrei fare di più ma compiere piccoli passi mi aiuta a non rimanere paralizzata dall’enormità del compito.
Il mantra che ho nel cuore e nella mente è ‘fare quello che posso, dove sono ora, con quello che ho in questo momento’, ricordando che la mia intenzione è nutrire più che posso la rete di connessione con gli altri esseri e gli spazi che condividiamo in questo grande tessuto collettivo.
Alcuni esempi per me preziosi:
  • imparare a regolare il mio sistema nervoso per essere più presente nelle mie relazioni e nei miei movimenti nel mondo,
  • condividere la mia ‘finestra di tolleranza’ con gli altri, ovvero condividere la mia capacità emotiva/fisica/psicologica quando mi sento ‘risorsata’ con chi in quel momento si trova con meno risorse,
  • dare pieno ascolto a chi ha bisogno offrendo uno spazio accogliente e non-giudicante finché mi è possibile (senza cercare di offrire consigli o le dare le mie soluzioni),
  • fare la spesa per le persone che spesso si trovano fuori dai supermercati in zona. Io le invito dentro con me, così possono scegliere le cose che vogliono, oppure se non vogliono entrare, gli chiedo la loro ‘shopping list’,
  • dare da mangiare ai gatti delle colonie vicino a casa, coltivare fiori che nutrono le api, portare il mio brodo ai miei vicini quando stanno male,..
E concludo con alcune idee su come dare sostegno e prendersi cura del proprio TC fisiologico:
  • Idratarsi! Non solo con acqua. Per chi soffre di EDS e/o le condizioni di comorbidità come il POTS e la disautonomia, è importante aggiungere un pizzico di sale nell’acqua per aumentare il volume sanguigno, spesso basso per chi convive con queste condizioni. Aumentare l’apporto di acqua e sale aiuta ad abbassare il battito e regolare la pressione sanguigna.
  • Muoversi! Il movimento aiuta il tessuto connettivo a mantenere la sua fluidità e mobilità.
  • Nutrire il mio tessuto muscolare con un lavoro di ‘strength & resistance’: irrobustendo e rafforzando i muscoli di sostegno delle articolazioni iperlasse.
  • Lavorare con il proprio peso corporeo, le fasce elastiche e i piccoli pesi aiuta a crescere la massa muscolare e densifica le ossa (la forma di tessuto connettivo fondamentale per la nostra struttura)

Spero che possiamo lavorare insieme per sentirci connessi e nutrire il nostro personale e collettivo tessuto connettivo.

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